Home Testi Apertura del seminario all'Umanitaria sul bilancio politico primo anno Pisapia (26giugno2012)
Apertura del seminario all'Umanitaria sul bilancio politico primo anno Pisapia (26giugno2012)
Società Umanitaria, Fondazione G. Brodolini, Circolo De Amicis
Umanitaria, 26 giugno 2012 
Pisapia. Argomenti per discutere il bilancio del primo anno
Stefano Rolando
(Istituto di Economia e Marketing, Università IULM Milano)
Relazione introduttiva
 Pensavo di aprire con le parole di Shakespeare: “non siamo qui per lodare Cesare”. Per rispondere ad alcuni gazzettieri che confondono lodatori e interpreti. Poi ovviamente ho ricordato che il monologo di Antonio era sulle ceneri di Cesare. E quindi dirò solo: “non siamo qui per lodare”.
Cerchiamo in realtà di continuare l’approccio della stessa campagna elettorale che è stata sempre valutativa e consapevole che, nelle discontinuità, si aprono problemi al pari di quelli che si chiudono. Ma, scorgendo prospettive, si va avanti.
 
Come va giudicato “un anno” di cambio della guardia in una città?
Parliamo di un anno di discontinuità politica e amministrativa, dopo 17 anni di governo della parte avversa con evidenti problemi di comprensione della “eredità” e di adeguamento di politiche e di metodo nell’amministrazione dovendosi al tempo stesso fronteggiare emergenze onorando tutte le scadenze ordinarie che regolano la relazione tra città e cittadini.
C’è un dossier di 157 pagine – che circola a Palazzo Marino – con forse duemila provvedimenti che accontenta l’approccio ad una valutazione quantitativa.
E ci sono i bilanci giornalistici che segnalano – rispetto all’annunciato – le cose fatte e le cose non fatte. Penso che ogni ambito di analisi (partiti, movimenti, organizzazioni sociali e della partecipazione, circoli di cultura politica e civile, ambiti di studio e ricerca) abbia propri parametri per compiere una valutazione qualitativa.
Questa che segue è necessariamente una sintesi. Evita di citare (facendo poi inevitabili omissioni) e anche di dettagliare. Ma tenta una gabbia di criteri per provare a discutere. Qui e altrove.
Per quanto riguarda gli spunti introduttivi ad una discussione promossa da soggetti molto radicati nella cultura del riformismo milanese (mi riferisco all’iniziativa di oggi all’Umanitaria, promossa dalla stessa Società Umanitaria insieme alla Fondazione Brodolini e al Circolo De Amicis) credo che il “senso di marcia” da cogliere è attorno all’evidenza di tracce della strada difficile e minoritaria che appunto riguarda la tradizione del metodo riformista, cioè di una politica che sa stare lontana dal rischio del massimalismo e sa riconoscere e superare le ovvietà del santificare l’esistente, cioè sa smontare le politiche conservatrici.
 
Prima di proporre criteri e qualche cenno di analisi, proviamo a rispondere a una domanda:
cosa – tra gli argomenti del successo elettorale – è restato, cioè si e evidenziato,  come strumento anche di un possibile  successo gestionale?
Quattro cose sembra siano condivisibili:
·         alcuni fattori di metodo che riguardano la partecipazione, l’ascolto, il patto di governance tra partiti e società e sulle pari opportunità;
·         l’indice di consenso, che ha confermato l’adesione largamente maggioritaria al profilo di un sindaco accettato anche come patrimonio simbolico;
·         il miglioramento – prezioso per la città – delle relazioni  inter-istituzionali, che è la conferma del profilo del “sindaco dialogante”;
·         la conferma del convincimento di alcuni soggetti collocati nel sistema delle rappresentanze e dei soggetti produttivi della città di sostenere politiche pubbliche che necessitano di intese (come l’accordo sui “derivati finanziari” ha permesso di constatare).
 
Partiamo anche dalla gerarchia dei risultati che il sindaco ha presentato – in forma non troppo meditata, cioè in risposta ad una domanda in diretta tv – il giorno stesso del compimento del primo anno (nell’ordine dei fattori evidenziati):
  1. Il rilievo di provvedimenti per la “qualità sostenibile”.
  2. L’accordo sui “derivati” che ha permesso di chiudere contenziosi con soggetti importanti del sistema finanziario internazionale con intese con benefici per la città nel tempo (440 milioni recuperati di cui 40 nel 2012).
  3. Una rilevante soluzione per “senza tetto”.           
  4. Superate le emergenze come quella delle intense nevicate.
  5. Nuova attenzione alla “società dei cittadini” e soprattutto ai meno abbienti.
  6. Attenzione reale ai problemi delle periferie.
  7. Avere risanato il bilancio del Comune.
  8. In concreto, avere affrontato un deficit ereditato di 580 milioni (cioè deficit strutturale da almeno 5 anni che già nel 2010 era arrivato ad essere pari a oltre il 10 % delle spese correnti)
  9. Avere rispettato patto di stabilità ( che ha permesso un impatto positivo sull’economia territorio in particolare per il rispetto dei tempi di pagamento dei fornitori).
  10. Avere posto la vicenda Expo con una linea di  negoziato e di metodo che, pur essendoci ancora irrisolti, ha portato maggiore chiarezza sui ruoli.
Vi è chi leggerà punti sostanziali, chi non troverà punti attesi. L’elenco ci è però utile come compendio per misurare gli spunti che seguono.
 
Le questioni che possono riguardare un bilancio qualitativo potrebbero essere così poste:
·         in cosa si sono date risposte alle maggiori criticità della politica italiana (intese come più democrazia; più accoglimento dei bisogni secondo interessi generali; più riduzione dell’affarismo nella vita pubblica) ?
·         come si può dire che le linee adottate facilitino tempi e misure per accelerare i tempi della ripresa e della ripartenza “da Milano” (più qualità dei servizi; più capacità di attrazione; più condizioni di rinnovamento della classe dirigente)?
 
Proviamo ad accennare alcune risposte e poi concluderemo su questioni (e quindi anche su interrogativi) che riguardano la prospettiva.
 
Risposte alle gravi criticità della politica italiana
Più democrazia?
·         Va portata in emersione la discussione sull’ascolto e lo sviluppo di pratiche co-decisionali.La tendenza francamente appare. Ma il bilancio qualitativo non può essere a spanne. Ora qualche bilancio di questo processo va fatto da chi sa valutare queste cose.
·         La partita dei referendum ambientali è uno spunto concreto. Richiedeva un programma di attuazione. Sull’Area C vi è stata determinazione, rilevante per avere indotto in materia di provvedimenti sulla sostenibilità pratiche di nuovo patto per cambiamenti culturali degli utenti. Sul risanamento della Darsena si dice che siano pronti i bandi di gara. E’ già una mezza attuazione.
·         Il PGT in totale riesame rientra sul bilancio sia delle misure tecniche che delle politiche partecipative. Il saldo “meno cemento più verde” è accettato nella metabolizzazione del provvedimento, che fa segnare anche un +25% di edilizia sociale.
·         Aperta alla discussione anche la domanda sull’evoluzione della relazione con partiti e movimenti, cioè sul “modello” di efficacia di una cultura politica rinnovata nel territorio. Non basta ricordare il tema, andrebbero fatte ricognizione critiche serie, su cui temiamo una condizione stagnante.
 
Più garantita la gerarchia di accoglimento dei bisogni secondo interessi generali ?
·         La “gerarchia” non va colta per impressioni emotive. Va letta intanto attorno alle regole di formazione del bilancio (il Comune è dieci volte meno della Regione e due volte più della Provincia) e cioè sulla condizione di generare le risorse per affrontare quei bisogni.
·         La “gerarchia” va assicurata infatti da una efficace recupero di risorse attorno a quattro leve che vanno realisticamente rese compatibili alla riduzione di trasferimenti (che è avvenuta): sulle tasse si è dovuto premere, sembra in linea con l’insieme degli enti locali anzi con qualche differenza in meglio; sul patrimonio si è data un’impostazione che ha rettificato una linea puramente di vendita con indirizzi che puntano ora anche alla riqualificazione di rendimento; sulla spending review si vanno compiendo riflessioni responsabili per evitare paralisi da tagli ma sapendo che è una leva limitata; sulla ridefinizione di partite si è detto del positivo accordo sui “derivati”.
·         A valle di questa analisi va compiuta una sintesi di provvedimenti annunciati, realizzati, in itinere, che toccano diritti e interessi dei cittadini e, in sostanza, la prospettiva della vivibilità della città. Il “bilancio giornalistico” ha considerato che il processo in itinere sia positivo. Vi è evidente attesa per la materia dei diritti civili (unioni di fatto / città multietnica /pari opportunità /libertà religiosa) laddove i conflitti potenziali sono di natura sociale e politica complesse e la soluzione richiede composizioni comprensibili per tutti.
 
E’ ragionevole dire che l’affarismo nella gestione delle risorse pubbliche sia sotto controllo?
·         E’importante – in una tendenziale risposta affermativa -  leggere l’istituzione di strumenti per la prevenzione e il controllo (Comitato antimafia e Protocollo Legalità/ Altri provvedimenti)
·         Sarebbe importante disporre di un serio tavolo statistico (bilancio forze dell’ordine/ sistema giudiziario/ fiscale/ sistema di impresa) per incrociare tutti gli elementi di valutazione e cogliere quindi il quadro della legalità come indice di un processo sociale in movimento.
 
Risposte alle dinamiche della ripresa
E’ in atto un quadro di misure che assicurano più qualità nei servizi?
·         Bisogna distinguere provvedimenti di manutenzione e provvedimenti di innovazione.
·         Su questo il dibattito stesso attivato permette di avanzare punti di richiesta all’analisi.
·         Nevralgica è l’analisi delle aziende energetiche, di trasporto e ecosistemiche.
·         Importantissimi i servizi sociali, la sicurezza, l’assistenza.
·         Manca tuttavia un dato di riferimento in grado di comparare gli esiti raggiunti con il passato.
 
Vi è attenzione alla capacità di attrazione della città?
·         Molteplici fattori concorrono a definire una matrice virtuosa per mantenere la soglia nella capacità attrattiva (turismo /investimenti / lavoro / buone idee). Il primo anno non varca la soglia delle pre-condizioni.
·         La tenuta del profilo di identità della città passa attraverso un presidio forte alle attività culturali, su cui sono segnalati problemi e una ridotta progettualità.
·         L’attrazione degli investimenti passa attraverso un’azione coordinata con i soggetti delle rappresentanze attorno a cui il primo anno segnala solo dichiarazioni di volontà.
·         La valorizzazione del sistema universitario e di ricerca è materia che dipende da competenze altrove collocate ma su cui la città (l’assessore competente) ha svolto ricognizioni preliminare ben indirizzate.
·         In materia di turismo e branding si è giunti a definire il terreno di intervento e a concepire strumenti di coordinamento del sistema città.
·         In materia di Expo si legge la sintesi di attese, di sforzi di orientamento alla fase due di regole- risorse-contenuti-alleanze , ancora in un terreno di irrisolti che mantengono inquietudini.
 
Si vanno formando condizioni per fornire nuova e adeguata classe dirigente all’amministrazione e anche per indurre classe dirigente nella politica?
·         Il tempo di un anno genera un nucleo di classe dirigente forse insufficiente a comprendere – nella evidente discontinuità – il senso di marcia.
·         Se si guardano le emergenze affrontate (Neve / Expo / Deficit / Papa / ora Dalai Lama) vi sono luci e ombre in cui si apprezzano risultati e si scontano anche risorse inadeguate per acquisire tutto il quadro di competenze necessario.
·         La leva formativa interna deve così avere una messa a punto strategica a breve.
·         Il raccordo con il sistema politico della città darà le sue risposte nel 2013 che è anno elettorale che farà maturare i profili di responsabilità che hanno vissuto il cambiamento anche come una opportunità formativa.
 
Il direttore generale del Comune esprime al riguardo due punti di vista:
·         che si è messo al centro del primo anno la reingegnerizzazione dei processi amministrativi; cosa che ha portato ad una abbastanza diffusa consapevolezza che serve più innovazione e meno tagli;
·         che il bene da difendere quando si hanno poche risorse è soprattutto l'equità e che su questo punto vanno ritarati i piani strategici delle politiche pubbliche.
 
Dunque più esiti sul terreno dei principi (democrazia, bisogni, legalità) che sul terreno della rigenerazione di politiche attrattive. 
La conclusione di questa analisi conduce quindi sul terreno della prospettiva.
Ovvero quella in cui la città è intesa come un soggetto politico collettivo che guarda a sé e, al tempo stesso, ai sistemi di riferimento,  nel divenire.
 
Milano per Milano.
Il primo tema consiste nel  domandarci quando si metterà mano a un piano (non un compendio dirigistico, ma una visione di tendenze) di evoluzione del profilo delle cinque città che già in campagna elettorale hanno dimostrato la loro diversa e in parte conflittuale natura:
-          La Città creativa (non solo moda&design ma anche modernizzazione della città industriale e dell’artigianato)
-          La Città della salute
-          La Città della conoscenza
-          La Città glocale
-          La Città verde
Vi sono spezzoni di innovazioni, di piani, di spunti (nel campo ambientale paiono più organici) che debbono evolvere, esprimersi  e incrociarsi.
Un piano che si collochi nel tempo ancora non disegnato. Il dopo-Expo,  verso il 2020.
Finora è anche poca ridisegnata Milano come città europea, con evidente rilancio relazionale con le città che pensano di più al loro futuro in modo nevralgico per l’integrazione europea.
E’ stato tuttavia sensato spostare i tempi di questa analisi strategica a valle di un primo presidio serio alle condizioni di bilancio e ai requisiti di un primo piano triennale che producendo pareggio potrebbe anche determinare meno tasse e più investimenti.
 
Milano per la Lombardia
Il rapporto città-territorio nel caso di Milano è parte di alcune soluzioni strutturali a questioni irrisolte e a piani per ora non ridisegnabili.
·         La storia delle relazioni tra Città e Regione va riletta alla luce di particolarità e complessità.
·         Il modello Milano non è certo che abbia automatiche applicazioni.
·         La crisi in corso del quadro politico regionale rende serio e altamente complesso il problema dei contenuti e della prospettiva di una classe dirigente adeguata
·         Milano-Lombardia rappresenta una condizione diversa da quella Roma-Lazio (rapporti tra soggetti forti e deboli)      
 
Milano per l’Italia  
La domanda qui è se vi è un contributo diretto o indiretto alla prefigurazione della “terza repubblica“ dell’esperienza che Milano sviluppa, immaginando che la transizione riguardi:
·         la capacità di autoriforma dei partiti;
·         la acquisizione di responsabilità politica della società civile;
·         il ruolo dei sindaci nel rapporto di consenso tra cittadini e istituzioni.
Un altro dibattito appena dischiuso e, malgrado le urgenze, ancora acerbo; che – proprio sul tema dei cantieri Milano/Italia – chi parla ha cercato di delineare nel contributo La buonapolitica che sta affrontando nelle librerie il dibattito del pubblico.